Storia dell'Ateneo

L'Università nasce sulle macerie del terribile terremoto del 1980. Il 23 novembre una scossa del decimo grado della scala Mercalli (magnitudo 6,9) devastò la Campania e la Basilicata provocando 2.914 morti. Al sisma seguì l’intervento dello Stato per il processo di ricostruzione delle aree colpite dal sisma, con l’approvazione della legge 219 del 1981, che di fatto mise in piedi il progetto dell’Ateneo.

"Ecco perché noi celebriamo il nostro annuale dies academicus il 23 novembre di ogni anno, perché l'Università sia per le genti lucane segno di rinascita e di risurrezione, di glorioso ritorno alla vita, di consapevole speranza verso un avvenire migliore".
(Cosimo Damiano Fonseca, Rettore dell'Università della Basilicata, indirizzo di saluto in occasione della visita del Papa, 1991)

In realtà, l’idea dell’istituzione di una Università della Basilicata risale al decennio precedente. La neonata Regione Basilicata chiese infatti al Formez (Centro di formazione e studi per il Mezzogiorno) il 9 novembre 1971 uno studio preliminare, che fu realizzato da un gruppo di lavoro specifico e consegnato il 13 febbraio 1973.
Ma fu solo dopo il sisma del 1980, e con le leggi del 1981, che il progetto ebbe un reale e concreto impulso. L’embrione dell’Università, infatti, è racchiuso negli articoli dal 39 al 45 della legge 219. In particolare, è il 39 a posare la prima virtuale pietra: "Con effetto dall'anno accademico 1982-1983 e' istituita l'Università statale degli studi della Basilicata con sede in Potenza".
Immediatamente dopo partirono anche tutte le procedure per metter in piedi la struttura accademica, da un punto di vista normativo, organizzativo e logistico.
Il processo di "costruzione" dell'Università passa quindi per il 27 aprile 1982, con l'insediamento del comitato tecnico-amministrativo (composto dai rappresentanti della Regione, del Ministero della Pubblica istruzione e del mondo politico lucano), per arrivare al 21 luglio 1982, giorno dell'insediamento del Senato accademico a Roma, nella sede della Direzione generale per l'istruzione universitaria. Dal primo novembre 1982, le presidenze del comitato e del Senato accademico furono assunte da Cosimo Damiano Fonseca, primo rettore dell'Università della Basilicata (carica che ricoprì fino all'anno accademico 1993-1994). Il 30 agosto 1983, lo Statuto del nuovo Ateneo lucano fu approvato con decreto del Presidente della Repubblica: del comitato tecnico-scientifico che lo ha redatto facevano parte Sabino Cassese, Giovanni Marongiu, Giunio Luzzato e Sergio Zoppi.

Vengono così istituite quattro facoltà (Agraria, Ingegneria, Scienze, Lettere) con nove corsi di laurea. Ingegneria idraulica rappresentò una novità nello scenario dell’offerta formativa, a cui si aggiunse un'altra innovazione didattica per quell’ambito scientifico: la difesa del suolo e la pianificazione territoriale. Il 23 novembre 1983 fu il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, a inaugurare l'anno accademico 1983-1984, avviando di fatto le attività dei nove corsi di laurea. Nel corso di quella prima cerimonia inaugurale, il rettore Fonseca specificò anche i dati sulle prime immatricolazioni, ''con una domanda che si è rivelata molto più ampia rispetto alle previsioni": 892 iscritti in totale fino al 5 novembre di quell'anno, di cui il 63 per cento maschi e il 37 per cento donne. Il 38 per cento scelse Agraria, il 31 per cento Ingegneria e il 20 per cento Lettere. Nel primo anno accademico gli iscritti saranno poi complessivamente 904. La popolazione studentesca, dopo un primo biennio statico, nell'anno accademico 1986-1987 sarà di 1.530 persone (831 maschi e 698 donne), di 2.237 nel 1989 e di 4.167 nel 1994, per raggiungere la cifra di cinquemila iscritti (secondo le previsioni del progetto iniziale) nell’anno accademico 1999-2000, e arrivare a 7.500 nel 2002-2003.

Facendo un passo indietro alla storia dell’Unibas, fu lo stesso Pertini, il 18 settembre 1984 a firmare il decreto per la concessione del sigillo all'Università. La prima sede accademica fu quella realizzata a Potenza, in via Nazario Sauro, su una superficie di 142 metri quadrati (rispetto ai circa 96 mila di oggi su cui si estendono i poli di Potenza e di Matera). Alla fine del 1986 fu poi aperta la biblioteca interfacoltà, a Potenza, in via Acerenza, che oggi invece ha sede in via Nazario Sauro: il patrimonio librario era di circa 56 mila volumi, a cui se ne aggiunsero altri 7.500, provenienti da diverse donazioni. Il 13 luglio 1988 è un altro di quei giorni importanti segnati sul calendario dell’Ateneo lucano: il nuovo Capo dello Stato, Francesco Cossiga, infatti, riceve nel Quirinale i primi laureati. Il 26 novembre, fu invece un presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico 1988-1989. E fu ancora De Mita, nel 1990, a partecipare nuovamente all'inaugurazione dell'anno accademico. La cerimonia si arricchì però di un altro momento storico: fu infatti firmata la pergamena per la posa della prima pietra del Polo di Macchia Romana, progettato per dare all’Università un secondo polo nel capoluogo lucano, dopo quello originario del Francioso.
Nel 1989 è stato poi istituito l'Irsub (Istituto regionale per il diritto allo studio) che diventa nel 1997 Ardsu, l'Azienda regionale per il diritto allo studio universitario, per la cura dei servizi agli studenti (ristorazione, alloggio, borse di studio, progetti Socrates, Erasmus).
Il 1991 è l'anno delle grandi visite al giovane Ateneo. La prima fu quella del Papa: il 28 aprile Giovanni Paolo II torna in Basilicata dopo la tragedia del terremoto, che lo ricorda vicino alle popolazioni lucane, per ricevere dalle mani del rettore la medaglia del decennale.

"L'università si dedica com'è ovvio alla cultura nella forma più consapevole e impegnata. Ha, quindi, un nativo ed essenziale rapporto con l'uomo. La ricerca culturale, quale articolato processo di umanizzazione, coinvolge tutte le realtà, dalla persona alla comunità, dalla natura alla tecnica, dalle strutture sociali alle istituzioni, e si propone di renderle costantemente più umane, più consone, cioè alla dignità e alla libertà dell'uomo".
(Giovanni Paolo II, discorso nell'aula magna dell'Unibas, 1991)

Poco meno di un mese dopo, il 14 maggio 1991, è invece il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a ricevere la medaglia e a proseguire il percorso tracciato dal suo predecessore, Sandro Pertini, che tenne a battesimo l'Università.

"A questi giovani voglio dire che innanzitutto non devono perdere l'occasione mirabile, direi l'occasione magica, che essi hanno in questi anni di studio e di ricerca. Sono anni che non torneranno più. (…) Io a voi, ragazzi della Basilicata, vorrei rivolgere un altro invito che come tutti gli inviti ha anche delle eccezioni, il mio invito è ad avere il coraggio di rimanere in questo sfortunato Mezzogiorno, e in questa povera vostra terra di Calanchi".
(Francesco Cossiga agli studenti lucani, discorso nell'aula magna dell'Unibas, 1991)

Dopo Cossiga, tutti i presidenti della Repubblica faranno visita all'Università: il 6 dicembre 1993 tocca a Oscar Luigi Scalfaro, da poco eletto, partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico 1993-1994. Dopo Scalfaro, sarà la volta di Carlo Azeglio Ciampi, il 19 settembre 2001, e poi quella di Giorgio Napolitano, il 2 ottobre 2009.

La sede di Matera, invece, fu ufficialmente inaugurata nel 1992: il 7 febbraio fu la città dei Sassi ad ospitare la cerimonia di apertura dell'anno accademico 1992-1993 nell'edificio che ospita la scuola di specializzazione in Archeologia (rispetto alle cerimonie di novembre nella sede potentina), proprio per dare maggior risalto all’evento. Sempre nel 1992, ma il 14 maggio, si posa la prima pietra per la costruzione del polo scientifico di Macchia Romana, a Potenza: la struttura (il cui progetto preliminare fu approvato nel 1987) fu inaugurata l'11 febbraio 2000, completando per l'Università della Basilicata la "mappa" delle sedi così com'è oggi.

Dal 2010 al 2012 le riforme legislative hanno posto in essere un cambiamento della struttura dell'Università. Le disposizioni contenute nella legge 240 del 2010 - “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento" - hanno disciplinato le modalità in base alle quali l'Ateneo ha modificato lo Statuto, relativamente agli organi di governo e all'articolazione interna. Nel 2012 sono invece state istituite sei Strutture primarie (quattro Dipartimenti - Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo: architettura, ambiente, patrimoni culturali (DICEM), Dipartimento di Matematica, Informatica ed Economia (DiMIE), Dipartimento di Scienze (DiS) e il Dipartimento di Scienze Umane (DiSU) - e due Scuole, Ingegneria (SI-UniBas) e Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali SAFE), nelle quali sono confluite le funzioni dei preesistenti dodici Dipartimenti e delle otto Facoltà.

RETTORI

1982-1994 Cosimo Damiano Fonseca
1994-2000 Gianfranco Boari
2000-2006 Francesco Lelj Garolla Di Bard
2006-2009 Antonio Mario Tamburro
2009-2014 Mauro Fiorentino
2014 Aurelia Sole

BIBLIOGRAFIA

  • Una Basilicata per lo sviluppo. Decennale dell'Università degli Studi della Basilicata - Potenza (1981-1991), Potenza, Università degli Studi della Basilicata, 1991.
  • C. D. FONSECA, L'Università degli Studi della Basilicata. Utopia e progetto, Galatina, Congedo, 1994.
  • C. D. FONSECA, Decennale dell'Università degli Studi della Basilicata, 1981-1991, Potenza, (t. Zafarone e Di Bello), 1992.
  • LERRA, L'Università degli Studi della Basilicata, in Storia delle Università in Italia, vol. 3, a cura di G: Brizzi, P. Del Negro, A. Romano, CISUI, Messina Sicania, pp. 505-508.
  • LERRA, Per una storia dell'Università degli Studi della Basilicata, in Bollettino storico della Basilicata, n. 20, pp. 267-277, a cura della Deputazione di Storia patria per la Lucania, Osanna edizioni, 2004.
  • Legge istitutiva e statuto. Università degli studi della Basilicata, Potenza (t. Zafarone e Di Bello), 1982.
  • G. DE LUCA, D. GNAZZO, L'Università degli studi della Basilicata: un caso di sviluppo locale, in N. MARTINELLI, P. ROVIGATTI,Università, città e territorio nel Mezzogiorno, pp. 147-183, Milano, 2015.