Il progetto delle borse di studio della Fondazione San Paolo

L’Università della Basilicata si è posizionata tra i primi cinque atenei in Italia nella prima fase del bando con cui la Fondazione Intesa San Paolo Onlus ha individuato cinque progetti per borse di studio a sostegno di dottorati e ricerche in materie umanistiche. Il Dipartimento delle Culture europee e del Mediterraneo (Dicem) dell'Ateneo lucano ha infatti presentato un progetto di dottorato “Cities and landscapes” incentrato “sull’analisi dei contesti urbani, rurali e naturali e sulla progettazione di interventi che, in una prospettiva multidisciplinare, favoriscano lo sviluppo sostenibile di beni architettonici, storico-artistici e paesaggistici”. La Fondazione ha selezionato cinque progetti tra i 53 inviati da 25 atenei statali italiani, con la previsione dell’erogazione di cinque borse per un ammontare complessivo di 350 mila euro. La commissione – rappresentata da Ferruccio de Bortoli, Giancarlo Lacchin, Elena Pontiggia, Elena Salem, Severino Salvemini e dal presidente della Fondazione, Pietro De Sarlo - ha quindi selezionato i migliori progetti a cui sarà riconosciuta la borsa di studio: le università dovranno ora identificare i laureati in possesso dei requisiti richiesti dal bando, ai quali destinare la borsa di dottorato di circa 70 mila euro. I dottorati e i progetti di ricerca si articoleranno su un triennio, a partire dal prossimo anno accademico.
"Tra le tante università - hanno spiegato i rappresentanti dell'Ateneo lucano - che hanno partecipato al bando, l’Unibas si è piazzata fra le prime cinque con un progetto di eccellenza e di altissima qualità, valutato da una commissione autorevolissima: i nostri complimenti vanno al dipartimento e agli uffici dell’università, a cui si aggiunge un ringraziamento alla Fondazione per gli sforzi fatti a sostegno della ricerca e dei giovani ricercatori”.
“Nell’ambito della nostra decennale attività a sostegno del diritto allo studio e alla conoscenza – ha detto De Sarlo – abbiamo scelto quest’anno in via sperimentale di dare il nostro piccolo contributo alle università italiane che coltivano e alimentano l’immenso patrimonio culturale del nostro Paese”.