"1867-2017 - Lopera di Luigi Pirandello a 150 anni dalla nascita"
Potenza, martedì 2 maggio, Aula Magna polo Francioso, ore 15.30
Il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi della Basilicata, a 150 anni dalla nascita, dedica una Tavola rotonda a Luigi Pirandello, uno dei più alti autori della tradizione letteraria italiana, europea e mondiale, e insieme uno dei più straordinari interpreti della modernità. Ne discutono i professori Lazzaro Rino Caputo, Ordinario di Letteratura italiana dell’Università di Roma “Tor Vergata”, studioso pirandelliano di fama internazionale, Beatrice Stasi, Associato di Letteratura italiana dell’Università del Salento, Maria Teresa Imbriani, Associato di Letteratura Italiana, e Carla Pisani, Associato di Letteratura italiana contemporanea, dell’Università degli Studi della Basilicata. Moderatrice sarà la prof.ssa Manuela Gieri, Associato di Storia e teoria del cinema presso l’Università degli Studi della Basilicata, che ha, a sua volta, dedicato importanti lavori all’autore siciliano negli anni della sua carriera nord-americana.
Nato il 28 giugno 1867 in una contrada di Girgenti (oggi Agrigento), e cioè in quei luoghi che Andrea Camilleri ha poi, significativamente, declinato nella sua fantasia come il teatro delle vicende del suo fortunatissimo personaggio letterario, il Commissario Montalbano. Patriota convinto, figlio di un garibaldino, passò gran parte della sua vita a Roma, dove morì nel 1936. Insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934, raccolse tardivamente il successo, che perdura inalterato, nei teatri di tutto il mondo. Scrittore poliedrico, il “figlio del Caos”, come lui stesso si definì, fu scrittore di romanzi, poesie, saggi, ma trovò nel teatro il luogo in cui meglio esprimere, attraverso personaggi indimenticabili, ogni sfaccettatura e ogni tormento dell’Io nel passaggio tra Otto e Novecento, e, dunque, nel movimento progressivo al cuore della modernità. Lo scrittore incarnò nella sue “Maschere nude”, titolo della raccolta delle sue opere teatrali, l’inquietudine dell’animo umano, l’angoscia dei tempi nuovi, le contraddizioni dell’esistenza. “La vita o si vive o si scrive”, disse una volta, e quella vita perennemente tormentata tra il ‘vivere’ e il ‘vedersi vivere’ lui la descrisse nelle “una, nessuna, e centomila” frammentazioni dell’essere sia nelle opere narrative sia in quelle teatrali.
(Comunicato stampa a cura degli organizzatori)