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L’Università degli Studi della Basilicata ricorda il suo padre fondatore. Cosimo Damiano Fonseca (1932-2025)

Il 30 luglio 1982 veniva eletto primo Rettore della nascente Università della Basilicata il prof. Cosimo Damiano Fonseca (1932-2025). In una Basilicata segnata profondamente dal sisma che, solo due anni prima, aveva inferto profonde ferite alle sue comunità, al territorio e alle infrastrutture, giunse come sacerdote e professore di storia medievale; dalla sua Massafra, dove era nato nel febbraio del 1932, si era spostato prima a Napoli e poi laureato a Milano nell’Università Cattolica (1961), con il suo maestro Cinzio Violante, per divenire giovanissimo professore presso le Università di Lecce (1971) e di Bari, sino all’incarico conferitogli in Basilicata. Qui avrebbe prestato servizio per oltre 20 anni, di cui 12 come Rettore. La scelta fu quanto mai felice, perché don Cosimo coniugava le doti di studioso (un punto fermo restano i suoi studi sul Medioevo canonicale e monastico, ma anche sulla Civiltà rupestre) con quelle di instancabile animatore e promotore culturale. Qualità necessarie per innestare la nuova istituzione universitaria nel terreno squassato, ma potenzialmente fertile, di un contesto fino ad allora non facilmente penetrabile. Fu dunque quello il senso della sfida colta Cosimo Damiano Fonseca, studioso raffinato e capace di ampia visione istituzionale: muovendosi tra i più isolati paesi della Basilicata e gli uffici ministeriali a Roma, luogo di passaggio a sua volta necessario per consolidare la giovane Università, si fece promotore di un nuovo umanesimo tra le lande del Mezzogiorno interno. La capacità di gestione illuminata di una giovane istituzione di alta formazione gli valse l’apprezzamento per le sue qualità, il quale lo avrebbe portato a diventare vice presidente della CRUI. La sua capacità di creare di relazioni proficue stimolò ben presto la necessità di coinvolgere i politici lucani che erano stati tra gli artefici della fondazione dell’Unibas, quali Vincenzo Verrastro ed Emilio Colombo. La preoccupazione di sottrarre il giovane ateneo alla tentazione di un eccessivo ripiegamento sul piano locale ispirò un costante impegno volto a sprovincializzarne la proiezione esterna: con straordinario sguardo visionario, nei 12 anni di rettorato, ospitò a Potenza illustri protagonisti del tempo, come il pontefice Giovanni Paolo II e i presidenti della Repubblica Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro. Nel suo ultradecennale impegno alla guida dell’Università, non derogò mai alla responsabilità didattica, tenendo con regolarità le sue lezioni universitarie, affascinando gli studenti, molti dei quali ora insegnano e lavorano in diversi ambiti, in parte impegnati anche a rendergli onore nella ricerca, dopo aver discusso con lui le proprie tesi di laurea. Tra le scelte più significative e ambiziose del suo rettorato si può ricordare il progetto del nuovo Campus universitario di Macchia Romana, finalizzato ad aggregare le attività universitarie in un unico polo, con tutti i servizi necessari. Il percorso è stato lungo, ma sicuramente ha portato alla realizzazione di una moderna e funzionale sede Unibas, strategicamente vicina anche al polo sanitario. La necessità di fare dell’Università un fertilizzatore del territorio ha alimentato l’impegno lungo gli assi culturali lucani, contribuendo alla creazione dell’Istituto IBAM-CNR, inizialmente dedicato agli Studi Federiciani (1985), ma dalla vocazione fortemente interdisciplinare. Il desiderio di innestare con forza i centri culturali nel territorio lo indusse anche a spostare una parte delle attività nel castello di Lagopesole, per sigillare nei luoghi il rapporto genetico della regione con Federico II di Svevia. Ma l’impegno regionale si tradusse anche nella fondazione, nella sede di Matera, del primo tassello istituzionale dell’Università nella città dei Sassi: la Scuola di Specializzazione in Archeologia (1990). Una scelta ancora una volta lungimirante, perché individuava in Matera il potenziale polo per i Beni Culturali, che avrebbe dato frutti nei decenni successivi. Al di fuori dell’Università si distinse nella guida operativa del Centro Studi Normanno-Svevi a Bari, per la creazione del Centro Studi Gioachimiti in Calabria (1982), del Centro Studi Melitensi (1993) e da ultimo del Centro Studi sulla Civiltà rupestre della Masseria San Domenico-Savelletri (2003); mentre l’Accademia dei Lincei era diventato un luogo sempre più identitario. Nonostante l’incedere degli anni, non ha mai rinunciato alle sue funzioni sacerdotali, né ha perso lo spirito critico o, soprattutto, la capacità progettuale per nuove iniziative e percorsi di ricerca: una passione per la cultura e per le costruttive relazioni umane che costituisce un lascito esemplare per chi oggi continua a operare nell’Università della Basilicata e nel mondo accademico in generale. Un umanesimo colto e moderno, quello del Rettore Fonseca, auspice di quel “buon cammino” che avrebbe avuto modo di augurare, con le parole e con l’azione, al giovane Ateno lucano. Il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi della Basilicata, Ignazio Marcello Mancini, i Rettori emeriti Gianfranco Boari, Francesco Lelj Garolla di Bard, Mauro Fiorentino, la Rettrice emerita Aurelia Sole e la comunità accademica tutta esprimono profondo cordoglio per la perdita del padre fondatore dell’Ateneo e ne serberanno imperituro ricordo

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